Prefettura di Macerata - Ufficio Territoriale del Governo

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Prefettura di Macerata
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Il Palazzo del Governo

Il Palazzo del Governo ha origini molto antiche.
Esso è infatti costituito dall'unione di due edifici eretti sul finire del XIII secolo: il Palazzo dei priori e il Palazzo del Podestà.
Il Palazzo dei Priori fu innalzato entro il 1286, ad opera di Mastro Bartolomeo di Bonfiglio da Forlì, come è testimoniato ancora oggi dalla lapide posta vicino alle arcate ogivali duecentesche che sono a destra del portale d'ingresso.
Esso era caratterizzato da un loggiato ad archi a sesto acuto, con ornati in terra cotta, ove i cittadini si riunivano ed attendevano le risoluzioni prese nei vari consigli. Ai piani superiori erano l'abitazione dei Priori e degli Ufficiali e la Sala del Consiglio.

Il Palazzo del Governo

In posizione intermedia si trovava la Loggia delle Pubblicazioni o dei Bandi, dove i magistrati del Comune, preceduti dai suonatori di tromba e seguiti degli ufficiali e dagli alabardieri, scendevano dalla Sala per notificare al popolo, per mezzo del banditore, i decreti dell'Assemblea generale, per ascoltare le varie istanze, per procedere alle formali citazioni in giudizio e pubblicare le condanne.
Vicina era la torre con la campana, ai cui rintocchi si radunava il Consiglio e, all'occorrenza, tutto il popolo: essa assolveva inoltre ai compiti di avvistamento e segnalazione dei nemici.
Alla sinistra del Palazzo dei Priori si ergeva il Palazzo del Podestà, costruito anch'esso da Bartolomeo di Bonfiglio da Forlì, con l'aiuto di Bartolomeo da Buonguadagno,in quegli stessi anni: la stipula del contratto per la costruzione risale infatti al 13 aprile 1288.
I due edifici, vicini ma probabilmente non uniti, furono per lungo tempo sede della vita politica ed amministrativa del Comune di Macerata.
Quando la città fu definitivamente sottomessa al potere papale e divenne sede della Curia Provinciale (1445), essi ospitarono, oltre alla autorità comunale, i Cardinali Legati e i Governatori della Marca, ma si rilevarono ben presto insufficienti quanto a capienza.
Alla fine del quindicesimo secolo, quando i Cardinali Legati (che allora reggevano Macerata in nome del Papa), estromisero la sede comunale e ne presero possesso, ebbe inizio l'unificazione dei due edifici in un solo blocco architettonico. Fu contattato, perché ne curasse la sistemazione, il celebre architetto fiorentino Giuliano da Maiano che allora dirigeva i lavori della Santa Casa di Loreto, ma la ricostruzione vera e propria iniziò solo dopo l'incendio del Palazzo Grande avvenuto nel settembre del 1542, in seguito al quale anche questo edificio, malgrado le precedenti resistenze del Comune, fu ceduto in uso ai Legati pontifici.
I lavori, affidati a Bartolomeo di Giacomo, furono iniziati nel 1543 dal cardinale Giovanni Battista Orsini, il cui nome è inciso sull'architrave di una finestra posta quasi al centro del primo piano.
I lavori di ristrutturazione continuarono con il cardinale Alessandro Farnese (poi Papa Paolo III), particolarmente legato alla città di Macerata.
Con il cardinale Sigismondo Gonzaga, cui si devono l'ultimazione del portale e la sistemazione del piano nobile e dell'ultimo piano (1513), l'opera di trasformazione può considerarsi conclusa. Il suo nome resta, a futura memoria, nella scritta su pietra che corre lungo il marcapiano dell'intera facciata del palazzo.
Altri Legati e Presidi curarono nel tempo l'ampliamento dell'edificio e l'abbellimento degli appartamenti.
Il palazzo, stando alle cronache del tempo, dovette tuttavia raggiungere il suo massimo splendore all'epoca della reggenza (1580-1581) del cardinale Alessandro Sforza, "Legato a latere della Marca, Romagna, Perugina, Umbria e patrimonio", al qual piacque risiedere a Macerata, da lui preferita ad ogni altra città dello Stato Pontificio. Ciò comportò un notevole afflusso di amministratori e cortigiani e uno sfarzoso stile di vita che ebbe il suo corrispettivo in ulteriori opere di ampliamento e nel lusso degli addobbi e del mobilio. In particolare il cardinale volle che, per maggior decoro, il Palazzo dei Legati avesse avanti a sé un vasto spazio e diede così inizio ai lavori di trasformazione della piazza.
Per tutto il Settecento il palazzo subì interventi architettonici di rilievo e si mantenne nel pieno del suo splendore; all'interno, nel Salone Grande, vi si svolgevano concerti, oratori, spettacoli. I contemporanei ne elogiavano la sontuosità, l'ordine architettonico, l'eleganza nel decoro della facciata, arricchita dalle insegne di Papi, Cardinali, Legati e Presidi della Marca, la razionalità nella distribuzione degli appartamenti che rendeva possibile ricevere in alloggio Principi e Cardinali e svolgere nel contempo la normale attività amministrativa. In esso operavano infatti la Cancelleria civile e criminale e vi trovavano sede anche le prigioni. Sul finire del Settecento, tuttavia, quando le città dello Stato Pontificio furono invase dalle truppe francesi, anche i palazzi, le chiese e i conventi di Macerata subirono danneggiamenti e spoliazioni lo scalpello dei liberali si accanì in particolare contro gli stemmi e le insegne gentilizie che ornavano le facciate e gli interni dei nobili edifici cittadini. Il Palazzo Apostolico non sfuggì purtroppo a quest'opera di mutilazione.
Ma è nell' Ottocento che il palazzo subì un radicale cambiamento. All'inizio del secolo, infatti, a causa di un intervento di restauro motivato da esigenze di consolidamento, mutò nell'aspetto estetico e strutturale: venne abbassato di un piano, privato dell'elegante cornicione e delle cimase che ornavano le finestre del piano nobile, reso più stabile con l'applicazione ai muri portanti di tiranti-catene in ferro.
Divenuto sede fin dal 1860 della Regia Prefettura, il palazzo fu oggetto di un'ulteriore opera di consolidamento alla fine del secolo, quando l'Amministrazione Provinciale, venutane da poco in possesso (1881), procedette ad un nuovo restauro.
Nel corso del Novecento l'edificio, rivisitato solo in alcune parti della facciata, e più accuratamente in alcune sale interne di rappresentanza, ha dovuto rispondere soprattutto ad esigenze funzionali e logistiche per ospitare gli uffici della Prefettura e della Questura, in continua espansione, e, per un certo periodo, il Provveditorato agli Studi.
Risparmiato dal bombardamento del 3 aprile 1944, benché fosse, insieme al Palazzo Conventati (sede allora del Distretto Militare), obiettivo designato delle forze anglo-americane, ha mantenuto la sua funzione di polo burocratico e amministrativo.
A chi oggi lo osserva mostra solo alcune tracce del suo passato: le due arcate ogivali, la più elevata delle quali è quella della così detta "Loggia dei Bandi", l'elegante portale del Cinquecento, stemmi ed iscrizioni di varie epoche.
Attraverso l'ampio androne il visitatore può accedere agli uffici della Questura che occupano il primo piano dell'ala destra dell'edificio; l'ingresso contiguo conduce, attraverso un'ampia scalinata alla sede della Prefettura, i cui uffici sono disposti lungo tutto il piano che sovrasta il portale d'ingresso.
Al di sopra della cornice marcapiano si affacciano le stanze della abitazione del Prefetto e dell'appartamento di rappresentanza che si apre con lo splendido e vasto Salone, detto un tempo delle Armi per la decorazione delle pareti, ornate degli stemmi dei Legati, Vicedelegati e Governatori che amministrarono la Marca. Il Salone di Rappresentanza, notevole per dimensioni, decorazioni ed arredi, nonché per i pregevoli quadri apposti alle pareti ha accolto nel tempo illustri personaggi ed è sede di ricevimenti in occasioni di feste civili particolarmente significative. Dal salone, attraverso un'infilata tipicamente settecentesca, si passa, in successione, alla Sala Verde o del biliardo, alla Sala Rossa o della biblioteca ed infine nel Salottino Bianco o della musica che si affaccia sul piano superiore della Loggia dei Mercanti da cui si può godere una magnifica vista dall'alto di tutta la piazza.
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